Paolo Ferluga
Salonne Gemma
via San Francesco 52a
Trieste
14. 3. > 14. 4. 2009
Opening: Saturday, 14. 3. 2009 at 6.30 p.m.

- Raznovrstnost, mixed media, 225×330 cm
Sorry but the text is available in Slovene and Italian only.
Negli ultimi vent’anni è stato troppe volte scritto e detto che la pittura è entrata in crisi. É sembrato che le tecniche pittoriche non possano più offrire nuove opportunità di sfida, ma consentano solo la ripetizione e la riproposizione di vecchi e inflazionati modelli. In questo periodo sono state privilegiate quelle tecnologie che la storia dell’arte ha chiamato ‘nuovi media’ . La distinzione fra media nuovi e tradizionali, che sembrava sensata all’inizio, nel contesto dell’arte contemporanea si è rivelata ben presto un modo di riflettere che portava troppo spesso al paradosso o al vicolo cieco. L’ibridazione è diventata parte della vita di ogni giorno e ad essa ci siamo ormai del tutto abituati. Già da molto, quantomeno nelle società urbanizzate, le più disparate combinazioni, applicazioni e intrecci, sia sul piano fisico,che concettuale e visuale, non costituiscono più niente di insolito. Come gli altri media tradizionali ,anche la pittura si mescola continuamente con i muovi media, e la definizione dell’arte del passaggio del millennio come ‘arte post mediatica’, sebbene non del tutto riuscita, ha portato nel mercato e nella storia dell’arte ad una notevole riconciliazione. Si è realizzato che ogni tecnica è legata ad un mezzo e che è insensata la distinzione dell’arte in base a vecchi e nuovi mezzi espressivi. La creazione entro una tecnica pura, sia pittorica, fotografica o scultorea è sempre legata ad un determinato contesto, e anche in passato non si procedeva senza condizionamenti reciproci e intrecci. Perciò non c’è nulla di strano se le tecnologie del ventesimo e ventunesimo secolo, nel processo della creazione dell’immagine, si inseriscano nel campo dell’arte in uguale maniera. L’invenzione linguistica di Peter Weibel ha intaccato seccamente solo lo sguardo romantico sul purismo del modernismo.
Paolo Ferluga nelle sue vedute urbane in monocromo azzurro,come si vede dagli stessi dipinti, dipingeva a partire dall’immagine fotografica. Da una parte si tratta della caratteristica prospettiva creata dalla camera oscura , ben differente dall’esperienza diretta visivo – corporea. Dall’altra, è di fondamentale importanza anche la relazione con la realtà, come la comprendiamo nelle immagini fotografiche, che mantiene ancora e sempre una forza eccezionale un secolo e mezzo dopo l’invenzione della fotografia. L’autore, con il senso dell’architettura e dei moderni spazi urbani, ha scelto delle viste che mettessero in evidenza anche le attuali relazioni sociali, avvolgendole di una satira sottile, utilizzando segni apparentemente insignificanti, come le scritte pubblicitarie, inserite entro ben più evidenti quinte architettoniche. Ha costruito i quadri come se avesse voluto riprodurre panorami di cartoline di città come Udine, Trieste e Lubiana. Successivamente nei dipinti di Paolo Ferluga si inseriscono anche altri colori. Ha mantenuto il legame con la fotografia, sebbene non rimanga più pienamente fedele al tema della rappresentazione della realtà. È ancora possibile riconoscere l’identità di un determinato luogo sebbene sulla scena comincino a manifestarsi elementi che con esso non hanno più alcuna relazione, in quanto immaginarie costruzioni dell’autore. Sempre più frequentemente si inseriscono nella trama testuale parole di lingue che in ambiente italiano appaiono talvolta come un corpo estraneo, incomprensibili e perfino impronunciabili. Più frequentemente Ferluga usa la lingua slovena, che conosce relativamente bene ed è parte dell’ambito locale al quale egli stesso appartiene, sebbene a causa delle passate contingenze politiche rimanga quasi totalmente sconosciuta alla maggioranza. In questo modo si stabilisce un duplice rapporto con le parole inserite nei quadri. Per l’osservatore che non conosce la lingua, possono essere solo incomprensibili segni, che però lo invitano alla pronuncia e con ciò al semplice ascolto di un susseguirsi di suoni. Per quelli che capiscono il loro significato diventano un elemento importante per la comprensione degli accenti di satirico e sempre sottile commento alla società moderna.
I quadri più recenti di Paolo Ferluga, che l’autore riunisce sotto il titolo Raznovrstnost, in apparenza si mostrano molto diversi dai precedenti, sebbene sia comunque possibile riconoscere la loro provenienza, nel loro significato formale e concettuale. Una riflessione sugli spazi urbani, sull’architettura e la comunicazione, è da sempre anche una riflessione sul modo di vivere in un dato ambiente. Nei primi quadri i luoghi sociali apparivano fisicamente e spiritualmente svuotati. Più tardi in alcuni è apparsa la figura umana – l’uomo. Ma con lui, i suoi resti, la confusione spirituale e una fitta trama di materiale irriconoscibile, che può ricordare la spazzatura. Ognuno può tentare di indovinare fra sè e sè cosa ha portato l’artista all’interno di questo vortice ipnotico di oggetti, forme e significati più disparati. Ma in nessun modo possiamo tralasciare il fatto che l’uomo urbanizzato è letteralmente sommerso da oggetti, immagini e informazioni. Nelle nostre vite si accumulano incessantemente, fuori dal nostro controllo, tutte quelle cose alle quali non possiamo attribuire una funzione, nè tantomeno un significato. Tutte queste cose sono unicamente referenti a sè stesse, perfette nell’utilizzo e nell’aspetto. Ma certamente solo per un breve tempo, finchè non ne compare una nuova, peraltro identica, sebbene migliore e ancora più perfetta. Quella che porta ogni volta il futuro nell’istante presente. All’arrivo della successiva, essa si deposita allora nell’ammasso dei sedimenti e, magari un po’ danneggiata, caduta dal trono, quasi mai riesce a risvegliare nell’uomo una qualsiasi forma di sentimento, mescolata agli altri residui in caotici ammassi, che a malapena permettono ancora il riconoscimento delle diverse fasi temporali. Finchè all’uomo comincia a mancare il proprio spazio vitale e quindi decide di macinare e ricomprimere tutto questo sudiciume.
Le composizioni nei quadri ‘Raznovrstnost’ di Paolo Ferluga sembrano macchie o scarabocchi. Si comportano come mari che si incuneano nella terraferma, sebbene non siamo in grado di stabilire un inizio e una fine, un’entrata e un’uscita , nè tanto meno un centro. Le direzioni dei percorsi e degli eventi cambiano in continuazione ma alla fine diventa chiaro che questo mondo è immobile. Nel caos che a prima vista suscita disagio, l’osservatore inizia progressivamente a riconoscere forme e cose individualizzate, finchè la composizione si arresta in una forma stabile. E’ l’equilibrio. Ritagli di giornale che mostrano oggetti e parole della vita quotidiana si mescolano con tracce di colore e forme dipinte. Ogni dettaglio preso separatamente sembra essere il frammento di qualcos’altro, sebbene sia in se compiuto. Ricorda forse allo spettatore qualcosa fuori dal quadro, sebbene ogni forma al suo interno sia assolutamente autosufficiente e possa ad ogni nuova occhiata creare relazioni del tutto nuove con le altre. In esse non riconosciamo ferite, mutilazione e sofferenza. Perfino i prezzi, i simboli e i marchi di fabbrica qui si mostrano come sono in verità, non attraverso i mass media. Sono solo numeri, segni senza significati, figurine senza una propria storia. L’autore ha maliziosamente inserito delle allusioni affinchè l’osservatore possa seguirle e crearne di nuove. Però solo quando nega quelle con la pubblicità, sbugiardandole e voltandole le spalle, solo così, purificato, può decifrare un mondo fantastico dall’eterogeneità, come fa la veggente dai fondi del caffè.
Vasja Nagy
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